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Esistono tantissimi strumenti a supporto della genitorialità come i gruppi di automutuo aiuto, le terapie psicologiche individuali e di coppia, che sono molto diffusi e di cui si conoscono le finalità e le modalità di partecipazione. Noi abbiamo invece deciso di farvi scoprire le potenzialità dell’ARTETERAPIA e perchè secondo noi è un  buon strumento per supportare le famiglie adottive… e non solo!

Per farlo abbiamo intervistato Martina Seminara, un’arteterapeuta iscritta al Registro Professionale Italiano Arte Terapeuti APIART, n. 418 e coordinatrice del Coordinamento Clinico sull’Adozione e l’Affido di Art Therapy Italiana. Dal 2013 conduce gruppi di arteterapia e segue individualmente bambini e adolescenti adottati e in affido familiare a Genova.

Mail: atmartinaseminara@gmail.com
Linkedin: Martina Seminara
Facebook: Laboratorio di Arte Terapia per bambini adottati

Che cosa è l’Arteterapia?

L’arte terapia è uno strumento che invita alla manipolazione dei materiali artistici e alla produzione di immagini, per favorire l’emergere e la trasmissione di emozioni, bisogni e vissuti individuali, che nel passaggio da dentro a fuori, prendono corpo e forma visibile. La creazione dell’ “oggetto artistico” è un processo estremamente ricco, che stimola la persona a entrare in contatto con se stessa nel qui e ora, fungendo da contenitore di emozioni spesso altrimenti inesprimibili. L’arteterapeuta, come testimone, accoglie empaticamente quanto si verifica nella stanza e fornisce una serie di risposte verbali e non verbali che contribuiscono al rinforzo del nucleo creativo dell’individuo, e quindi della sua capacità di agire efficacemente sulla realtà esterna/interna, rappresentata dall’opera, e di modificarla. L’attivazione del processo creativo va a potenziare le risorse interne dell’individuo e in particolare la spinta vitale a crescere e trasformarsi.
L’approccio di Art Therapy Italiana (Della Cagnoletta, 2010), che io pratico, riconosce diverse modalità di approccio all’esperienza creativa: da quella più corporea e sensoriale, alla capacità di organizzare esteticamente le forme, alla possibilità di far parlare le immagini e rivelare la storia che raccontano. C’è chi si rilassa grazie al gioco sensoriale e riesce ad attivare il corpo con facilità e piacere, c’è chi è più capace di creare oggetti con funzioni pratiche, che ama costruire o creare composizioni estetiche, c’è chi invece accede facilmente all’area narrativa e simbolica. Il compito dell’arteterapeuta è sostenere le risorse e le capacità naturali della persona e aiutarla a riequilibrare il suo processo creativo, avvicinandosi gradualmente a quelle modalità di esperienza che per qualche ragione risultano più difficoltose.
L’arteterapia si rivolge non solo ai bambini ma anche ad adolescenti e adulti (o alla relazione genitore-bambino), in forma gruppale o individuale. L’esperienza di gruppo ha un inizio e una fine, e dei compagni di viaggio. Può essere un supporto, un mezzo preventivo e/o avere un obiettivo terapeutico specifico. Il gruppo offre l’opportunità di sentirsi parte di un vissuto comune e di rispecchiarsi nell’altro. Spesso vengono proposti dei temi, o dei materiali-guida, ed è stimolante lasciarsi condurre dai desideri del gruppo che ha una sua storia e un suo modo di muoversi e respirare insieme.
Il percorso individuale, in genere della durata di un’ora a cadenza settimanale, segue la voce interna del singolo, va alla ricerca dei suoi materiali preferiti, si sintonizza sul suo ritmo. E’ indicato per chi ha bisogno di uno spazio silenzioso e sicuro, in cui piano piano connettersi con se stesso, con i suoi sensi e con le sue immagini interne. Lavora sul recupero del nucleo creativo dell’individuo, aiutandolo a superare disagi/disarmonie di diversa entità e a sviluppare più soddisfacenti modalità relazionali. Quando si tratta di bambini, sono sempre previsti momenti di restituzione rivolti ai genitori.

Arterapia

Arterapia

Perchè suggeriresti proprio un percorso di arteterapia per un figlio adottivo?

L’arteterapia è particolarmente indicata nei casi di adozione e affido, perché si tratta di una terapia non verbale. Il bambino/adolescente adottato proviene spesso da esperienze primarie/pre-verbali carenti e a volte traumatiche, le cui memorie restano iscritte nel corpo. E’ difficile, e in alcuni casi impossibile, comunicare a parole quello che il corpo sa e dice a suo modo.
Il linguaggio artistico permette al corpo di entrare in contatto, dare forma a un contenuto interno che l’arte terapeuta può accogliere, contenere, regolare, riequilibrare e quando possibile avviare ad un processo di elaborazione/trasformazione creativa. Tutto questo molto spesso avviene in forma pratica: l’arte terapeuta è in grado di tollerare per es. il caos e la frammentazione, fa sentire la persona vista e accolta in quello che sente e che sta comunicando, ma offre anche contenitori per i frammenti sparsi, cornici, provvede ad un supporto cartaceo più ampio (se c’è bisogno di spazio), più resistente, propone piccoli cambiamenti di forma o colore per riequilibrare il quadro o tecniche artistiche più adeguate allo scopo che il paziente si prefigge.
Ci sono momenti in cui la persona è consapevole del valore simbolico del processo, anche a livello verbale/cognitivo, ed altri in cui l’esperienza resta a livello corporeo ma non per questo è meno potente, rigenerante e riparativa. Il setting di arte terapia offre la possibilità di vivere anche esperienze sensoriali buone che aiutano a sentirsi al sicuro nel proprio corpo, a calmarsi, a riconnettersi con se stessi attraverso un contatto piacevole.
Inoltre essere sostenuti nell’acquisizione di capacità pratiche volte a creare/costruire qualcosa di bello, agevola il rinforzo dell’Io e delle capacità organizzative. Sentirsi forte delle proprie possibilità aiuta a superare il senso di profonda svalutazione di sé che l’aver subito un abbandono comporta.
L’arteterapia stimola poi vissuti corporei e processi immaginifici legati al processo di unione/separazione. Attraverso i materiali e le forme è possibile unire/connettere e dividere/separare, aprire e chiudere, collocarsi dentro o fuori, attraversare confini. Questo permette di lavorare con l’ambivalenza tipica dell’adozione, tra desiderio e paura di legarsi all’altro, tra moti di avvicinamento e di distanziamento difensivo alla ricerca di un luogo sicuro interno, in cui sentirsi a casa. In un percorso di arteterapia il bambino/adolescente è sostenuto nella ricerca e la costruzione di questo luogo, nel rinforzarne i muri, aprire finestre accendere luci all’interno, pulirlo e renderlo morbido, caldo e confortevole.
Infine attribuire significato ai propri lavori artistici, nominare le emozioni e le storie connesse, sono presupposti per l’elaborazione di un racconto colorato affettivamente. Racconto che dà forma a un’identità in crescita, nell’adozione spesso mista e composta di molti frammenti di esperienza, difficili da raccogliere e integrare insieme. L’arte ci fa conoscere la materia di cui sono fatti i frammenti, ci permette di trasformarli e ricomporli in nuove combinazioni… creando un intreccio di luci e ombre, con una sua bellezza imperfetta e umana.

I temi di lavoro con i bambini adottati, qui accennati in forma semplice e rivolti al genitore, sono frutto del lavoro del Gruppo di Coordinamento Clinico sull’Adozione e l’Affido di Art Therapy Italiana (New York, 2016).

Perchè suggeriresti un percorso di arteterapia per un genitore adottivo?

L’arteterapia può essere utile sia per agevolare la relazione genitore-bambino, sia per sostenere il genitore adottivo/affidatario nel contattare le sue risorse profonde e riconnettersi con il suo corpo.

Nel primo caso (terapia genitore-bambino/ Family Art Therapy) è possibile far vivere gli aspetti relazionali, all’interno di un’immagine creata insieme. Possono emergere le dinamiche più complesse e le risorse più inaspettate: c’è chi prende più spazio, c’è chi fonde il suo segno nel colore materno, c’è chi ha bisogno di creare uno luogo ben protetto tutto per sé. Anche in questo caso stimolare il processo creativo genera la possibilità di far “muovere” il quadro, far si che evolva, che si trasformi… oppure soltanto “tenerlo” per un po’ così com’è, poterlo guardare insieme, accoglierlo e nominare cosa ci piace e cosa meno. L’arte terapia per la coppia genitore bambino può essere utile per superare blocchi e disarmonie e a ricominciare a giocare insieme.

Anche il genitore adottivo può avvalersi dell’arteterapia, in forma gruppale o individuale.
Contattare le proprie risorse creative è utile per qualsiasi genitore che voglia comunicare meglio con i propri figli, entrando in contatto con un linguaggio che ci appartiene ma che spesso l’adulto dimentica, perché vive con la testa e di parole. In particolare per quei genitori adottivi che hanno un vissuto precedente di infertilità, il corpo può aver sofferto molto e aver bisogno di essere visto e accolto, di rigenerarsi a livello profondo, per poter meglio accogliere il proprio bambino.
Il genitore potrà così riappropriarsi del suo potere creativo e generativo a livello psichico, emotivo e anche corporeo, perché il corpo non è solo un sistema biologico in grado o meno di riprodursi, ma un preziosissimo tessuto di storie, risorse e vissuti emotivi, di lacerazioni e di germogli… un potente strumento che possiamo usare per nutrire i nostri figli di vita.

Come ti sei avvicinata al mondo dell’Adozione e dell’Affido?

E’ una domanda che mi sono posta spesso, e non ho mai trovato una risposta univoca.
Fin da piccola mi affascinava il mondo dell’adozione internazionale… guardavo alle famiglie adottive e immaginavo genitori dalle braccia così grandi, da accogliere i figli del mondo.

Mentre frequentavo l’Accademia di Belle Arti sono stata in Brasile e in Bolivia, più volte.
Lì ho creato e condotto i miei primi laboratori artistici, con i meninos de rua tolti dalla strada, con bambini di orfanotrofi e case famiglia. Non so se perché il linguaggio artistico/corporeo arriva a toccare corde molto profonde, o perché ero molto giovane… ma ho vissuto nel mio corpo cosa era l’abbandono, e ricordo che sentivo come di avere un buco al centro della pancia, dove tutti i dolori dei bambini potevano entrare, e che tornata a casa non mi faceva dormire. Chissà da dove veniva quel buco, ognuno ha i suoi, e quello era mio. Ma mi ha permesso di entrare in un contatto profondo con il vissuto del bambino orfano e istituzionalizzato, contatto che poi ho saputo riprendere in seguito, quando sono diventata arte terapeuta.
Anche passare attraverso un grave lutto (mentre studiavo arte terapia e iniziavo a lavorare) mi ha connessa con il vissuto di perdita, molto presente nell’adozione e nell’affido, facendomi vivere in profondità i processi che stavo studiando e le modalità per stare con la sofferenza, ma anche per uscirne. Un lungo percorso personale di danza terapia e gli insegnamenti “vivi” della scuola di Art Therapy Italiana mi hanno permesso di curare e far vivere i miei vuoti, di conoscere i miei spazi aperti e di chiudere le porte quando occorre, per poter essere un buon contenitore per me stessa e per i miei pazienti.
Una cosa che ho scoperto quando ho iniziato a lavorare con l’adozione e l’arteterapia, è la funzione della pelle come contenitore corporeo e psichico (Anzieu, 1985) dei propri vissuti, immagini interne, emozioni… che chiude ma connette, tiene e fa uscire, che “sente” e nel contempo protegge. Una “pelle” che si crea grazie al contatto con il caregiver nei primi anni di vita, vissuto spesso in maniera carente nell’adozione/affido. Un contenitore che il trauma tende a spezzare, interrompendo la continuità dell’involucro protettivo e rendendo più difficile regolare le emozioni, difendersi, modulare il contatto con l’altro e/o comunicare. Sono temi che, in forme diverse, appartengono a tutti noi e conoscerli su di me per poter meglio processare quelli dei bimbi, mi ha arricchita profondamente. Spero di poter essere una buona pelle per i miei pazienti e da loro farmi abitare, colorare e bruciare. L’umanità con cui vengo a contatto nel mio lavoro è un intreccio vivo e affascinante, che trasforma e fa crescere in uno scambio senza fine.

Photo credits: Tutti i diritti riservati. Ringraziamo Martina Seminara per il materiale fotografico fornitoci per questo articolo.

Ringraziando Martina per il tempo dedicatoci ricordiamo l’importanza di rivolgersi ad un professionista con un background di studi ed esperienza certificato. Qui di seguito il link al registro dell’Associazione Professionale Italiana Artiterapeuti che hanno effettuato un percorso di studi presso scuole accreditate, hanno ottenuto la certificazione in conformità alla norma UNI 11592, seguono un codice di condotta in totale trasparenza e sono in continua formazione.

Associazione Professionale Italiana Artiterapeuti

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