Arteterapia e Adozione: può l’arte essere terapeutica? E può aiutare nell’elaborazione dei vissuti adottivi?

Da quando ho iniziato il percorso adottivo mi ha sempre incuriosito il tema della narrazione e delle diverse modalità attraverso cui esercitarla: scrittura, pittura, musica, fotografia. Ho iniziato a scrivere per trovare pace al vuoto che sentivo dentro quando abbiamo scoperto la nostra infertilità. Ho sempre pensato che l’arte, in tutte le sue forme, potesse aiutare a sciogliere dei nodi, ad esprimere quello che spesso abbiamo dentro e che non è facile esprimere. Quando ho scoperto il seminario “Arte e adozione – Il mondo dell’arte incontra l’adozione” che si terrà sabato 11 marzo a Milano presso la sala Gregorianum in Via Settala 27 ho deciso che non potevo mancare. Il seminario organizzato dal centro Ado.T di Milano, specializzato in consulenza, sostegno e terapia alle famiglie adottive, ha l’obiettivo di esplorare la funzione dell’arte nella comunicazione e nell’elaborazione dei vissuti legati all’esperienza adottiva.

Il programma dell’evento

I protagonisti saranno tre figli adottivi che attraverso tre diverse arti esprimono la loro personalità, il loro io più profondo e soprattutto la loro storia adottiva di figli venuti da lontano. Tutti e tre infatti sono stati adottati con adozione internazionale e la loro arte è permeata della loro cultura di origine.

Jung

Aprirà la mattinata Jung, cinquantaduenne autore di fumetti, nato a Seul e adottato da una famiglia belga. Dieci anni fa inizia a lavorare al suo fumetto autobiografico Couleur de peau: miel di cui diventerà anche regista dell’adattamento cinematografico. Il film vincitore di numerosi premi e riconoscimenti narra la storia di Jung, che all’età di 5 anni viene mandato in un orfanotrofio e poi adottato da una famiglia che ha già figli biologici. Jung è uno dei 250 mila bambini che in 20 anni sono stati adottati in 16 diversi paesi del mondo. La pellicola mette in luce il senso di vuoto e lo sradicamento di Jung e di tutti i figli adottivi che si trovano a fare i conti con le loro origini.

Vai all’Approfondimento -> “Figli adottivi adulti e arte: l’esperienza di Jung, regista di “Couleur de la peau Miel”

No&Ni Noemi Bulinckx

Seguirà l’intervento di No&Ni Noemi Bulinckx, anche lei di origine coreana e adottata da una famiglia belga quando aveva solo 8 mesi, realizza sculture, gioielli e decorazioni in argilla polimerica che risentono della sua cultura di origine. Il nome di questa artista è rappresentativo del suo essere figlia adottiva, il nome infatti è la contrazione del nome coreano Eun Hee con quello europeo.

Francesco Redyet Longo

L’ultima delle testimonianze sarà quella di Francesco Redyet Longo, artista ventenne di origine etiope adottato da una famiglia italiana. L’arte che utilizza per esprimere il suo io è la pittura, i suoi graffiti e le sue tele sono premiate ed oggi è iscritto all’accademia di Brera.
Tre figli adottivi con storie diverse accomunati dall’aver trovato nell’arte una terapia per affrontare il vissuto emotivo dell’adozione, un modo per aprirsi alla conoscenza del proprio io, frammentato tra una cultura nella quale si è cresciuti ed un’altra che chiama in maniera quasi ancestrale da un passato che bussa alla porta. La loro pelle, i loro tratti somatici ricordano inevitabilmente da dove vengono, un intreccio di sangue e culture che l’arte ha saputo districare.

Arteterapia: la tavola rotonda degli esperti

Il seminario promette di emozionare, di far riflettere, di dare nuovi spunti. La struttura del seminario è pensata per dare spazio in primis alle esperienze dei tre artisti, solo in seguito interverranno in una tavola rotonda gli esperti Gregorio Mazzonis, Paola Comuzzi, Sara Ferraris, Dante Ghezzi, Donatella Guidi e Paolo Limonta. Una formula che è innovativa per i seminari, dove solitamente l’esperienza diretta è sempre marginale rispetto all’intervento degli esperti.

Una giornata che un genitore adottivo non dovrebbe perdersi regalandosi tempo per riflettere su nuove modalità narrative, su nuovi linguaggi per aiutare i nostri figli e noi stessi a guardare dentro l’abisso, il nostro e il loro, di cui spesso abbiamo paura.

Qui la locandina ufficiale dell’evento!

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