Sono particolarmente affezionata a questa intervista perché racconta il percorso dell’adozione che Marco e Tina hanno intrapreso per incontrare Ming. Tina è una delle mie compagne di viaggio, anzi la compagna di viaggio che mi ha sostenuto nel mio percorso. Marco e Tina raccontano sempre volentieri la loro storia di genitori adottivi che quando ormai un figlio sembrava essere un orizzonte irraggiungibile, decidono di aprirsi all’adozione e di accogliere un bambino venuto da lontano. Hanno scelto di dare la loro disponibilità ad adottare un bimbo delle liste “special needs”. Sono così volati dall’altra parte del mondo, in Cina, per abbracciare Ming che quando è stato adottato aveva sei anni.

Cosa ha significato per voi l’adozione?

È il completamento del nostro progetto di famiglia. Un’esperienza unica, forte, difficile ma semplicemente meravigliosa.

Qual è stata la difficoltà maggiore durante il percorso adottivo e nella vostra vita di famiglia adottiva?

Durante il percorso adottivo la maggiore difficoltà è il sopportare “l’attesa”. Attendere la fatidica chiamata che ti annuncia l’esser diventati papà e mamma.
Nostro figlio è arrivato da un paese molto lontano, in età scolare e quindi portava con sé un “bagaglio” di cultura ed esperienze di un bimbo che per sei anni ha vissuto in un orfanotrofio. I primi due anni non sono stati facili. L’attaccamento nei nostri confronti non è stato immediato ed è stato difficile per lui riconoscere e riconoscersi nella famiglia allargata come i nonni, gli zii e i cugini.

L’attesa di Marco e Tina e poi quella fatidica chiamata che annuncia loro l’abbinamento le ho ben impresse nella mente. Ero sul treno quando quel pomeriggio di primavera Tina mi annunciava che quella chiamata che tanto attendevano era arrivata. Ricordo di aver pianto per la commozione quel giorno, mi sentivo il cuore esplodere di gioia e la notizia del loro abbinamento mi diede speranza: noi avremmo presentato domanda il mese successivo.

Come vi state preparando al momento in cui racconterete a vostro figlio dell’adozione o come avete raccontato a vostro figlio dell’adozione in Cina?

Nostro figlio, avendo già sei anni, ha avuto ben chiaro da subito che sarebbe stato adottato. Non gli abbiamo mai nascosto nulla, anzi ne parlavamo e ne parliamo tutt’ora con lui. Ricordiamo volentieri anche il suo passato e qualche volta ci scappano le lacrimucce. Lui ricorda i suoi “fratellini” dell’orfanotrofio come poveri e senza giochi (così come lo era lui).

Quali consigli dareste alle coppie che si affacciano al mondo dell’adozione?

La nostra esperienza è positiva quindi possiamo incoraggiare chiunque si affacci a questo percorso. Non bisogna mollare specialmente durante l’iter burocratico a tratti frustrante e lungo. Per chi intende percorrere la strada dell’ adozione internazionale consigliamo di scegliere bene l’ente autorizzato e di affidarsi a quest’ultimo pienamente.

Quando Marco e Tina raccontano la loro esperienza si respira sempre aria di ottimismo e di tenacia. Spesso partecipano ad incontri di genitori adottivi dove danno la loro testimonianza per incoraggiare quanti iniziano questo percorso, senza nascondere le difficoltà che sia prima che dopo l’adozione sono tante.

Se doveste scegliere un oggetto che rappresenta un momento importante del vostro percorso o che descrive la vostra famiglia cosa scegliereste?

L’oggetto che più rappresenta la storia della nostra famiglia è il pupazzetto di Winnie Pooh. È stato il primo oggetto che Ming ha preso in mano appena ci siamo incontrati e tutt’ora, a distanza di tre anni, è il suo compagno di nanna tutte le notti. È inseparabile e lo porta con sé anche in vacanza.

Descrivete con un colore la decisione di adottare, l’attesa e la vostra famiglia adottiva

Verde, la decisione di adottare. Verde come la speranza di poter accogliere un figlio e potergli donare cure ed amore. La speranza di poter esser dei buoni genitori per colui/lei che arriverà. La speranza di esser genitori adottati e non adottivi. Adottivi lo abbiamo scelto noi; adottati si spera di poterlo essere.

Grigio, l’attesa. Sono periodi lunghi fatti di corsi, incontri con psicologi ed assistenti sociali, partecipazione a gruppi di attesa, confronto con altre coppie, la scelta dell’ente e non per ultimo l’attesa della tanto sperata “chiamata”. Quando arriva, il cielo grigio si trasforma in uno splendido azzurro carico di speranza.

Rosso, la nostra famiglia. Rosso perché è il colore preferito di nostro figlio. Rosso perché ci ricorda l’amore. L’amore donato ma soprattutto ricevuto da nostro figlio. Ogni giorno ci ringrazia per ciò che facciamo per lui e ci ripaga donandoci un amore immenso.

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