Cosa accade quando ci si apre alla vita pensando all’adozione e invece arriva una proposta di affido?
Quando ho conosciuto la mamma di cuore di cui leggerete le parole ho subito pensato che questa storia andava raccontata perché dentro c’è tutto l’amore di una mamma per il suo piccolo. E poco importa se la legge dice che lei è una mamma “affidataria” e non ancora adottiva.

Le parole di “Laura” (per motivi di privacy così chiameremo questa mamma di cuore) sono un inno alla vita, all’accoglienza, all’affido e all’amore incondizionato che solo una mamma può provare. Non aggiungo altro…
Buona lettura!

“Fecondo”

Tutto inizia da qui, un concetto così astratto quanto reale, una parola che si trasforma per colpa di un prefisso “IN”… una condanna, una sentenza senza appello che ti inchioda alla sedia in un pomeriggio di un giorno qualunque…
Un LUTTO, da accettare, facendo i conti con il sentirsi donna a metà, coi sensi di colpa verso il resto del mondo. Passano i mesi, il dolore incalza. In un tunnel senza fine ti aggrappi a chi hai accanto, a chi condivide con te il tuo stesso dolore sperando che non cada nello stesso momento in cui tu sei già a terra.
C’è da trovare una “soluzione”: ascolti amici, conoscenti, leggi, leggi tantissimo.
C’è una luce, uno spiraglio si chiama FIVET: ti inizi a convincere che non ci sono altre strade.
Ti ritorna un po’ di grinta, la voglia di farcela: hai una fifa blu ma devi resistere e andare avanti!
NON ci sono alternative.
Un percorso che inizia in salita: quella carica iniziale si trasforma ben presto in frustrazione, angoscia, paura di fallire di nuovo. Una, due, tre volte… ma questo non è un gioco e “la prossima volta” non ci sarà.
Basta! Mi fermo.

Mi guardo: vedo un involucro vuoto, come la mia pancia. Lo specchio mi aiuta, mi dice rialzati.
Adesso non voglio più cercare “soluzioni” voglio trasformare questo dolore in gioia,voglio scendere dal piedistallo dell’egoismo, non voglio trovare alternative: voglio essere FECONDA. Non aspetto molto.
Ho deciso. Abbiamo deciso. Prendiamo per mano la VITA!

La scelta dell’Adozione

Tanti dubbi su cosa ci aspetta… ma in questa avventura non siamo da soli : ci aiuta la fede in un Dio che accoglie. In un Dio che ha messo un piccolo seme di AMORE nel nostro cuore e l’ha reso FECONDO.
L’attesa è lunga: passano giorni, mesi, anni. Un bambino da qualche parte ci aspetta e noi aspettiamo lui.
Un tempo dilatato spesso troppo lento… forse non è ancora arrivato il nostro momento oppure questo bambino non è ancora nato.
Decido di costruirmi (nella mente) un valigia: la chiamo il “bagaglio dell’attesa”.
Dentro ci metto un po’ di tutto: emozioni, esperienze positive, sorrisi e volti di bambini che incontro per lavoro, ma soprattutto sogni. Ogni tanto lo apro e cerco di fare un po’ di spazio per aggiungere altro. Il tempo passa, il desidero di accogliere un bambino si fa sempre più forte, inizio ad immaginarlo, a immaginare come la mia vita cambierà. L’attesa è lunga.
Ma quanto ho imparato da questa attesa!
Preghi, speri che quei documenti sistemati in qualche armadio di una stanza di un tribunale possano essere presto presi tra le mani di un giudice.
E preghi e speri che quel telefono possa squillare, prima o poi!
Poi l’attesa finisce.

Una voce al telefono ti invita a presentarti in tribunale per una proposta: il cuore sembra impazzito!
La mente è un frullatore. Arriva il giorno dell’incontro. Ti alzi dal letto con una certezza: la mia vita oggi cambierà: un bambino piccolo, piccolissimo ha bisogno di una famiglia.
Ci raccontano di lui: un piccolo uomo, coraggioso, forte ha lottato fin da subito e per nove mesi in un grembo poco accogliente. Tolto alla madre incapace di dargli un futuro.
Parole dure, forti che pesano come un macigno… un pugno allo stomaco e al cuore.
Ascoltiamo in silenzio. Poi le parole del giudice diventano ancora più energiche: si tratta di un affido.

Il nostro si all’Affido

Ci guardiamo negli occhi, io e mio marito, basta solo uno sguardo e scatta un sorriso: avevamo il sentore, un presagio da giorni. E così è stato. Gli occhi si sgranano un po’ a paura ma la forza che sale da dentro pronuncia il suo SI all’unisono!
Cosa ci aspetta non importa: abbiamo detto un nuovo SI all’amore e questo ci basta.
Tre giorni di attesa, un fine settimana lunghissimo sembra non terminare mai. Il telefono squilla di nuovo: il bambino ci aspetta in casa famiglia.
In tre ore ho concepito e partorito mio figlio: un corredino prestato, la carrozzina in soffitta di Anna e di corsa in macchina verso di lui che ci aspetta. Una donna ci attende all’incontro: diventerà da lì a breve il nostro faro, il punto di riferimento in questa avventura straordinaria. Ci accompagna in un ufficio caldo e accogliente: la mia sala parto. Il travaglio brevissimo pochi minuti e tra le braccia un fagottino di due mesi e mezzo.

E ORA PARLO A TE CUORE DI MAMMA: ti ho preso tra le mie braccia e sono nata di nuovo!

Il viaggio di ritorno a casa tra emozioni contrastanti: una gioia infinita mista ad una profonda preoccupazione. I tuoi genitori (biologici) ci sono. Dobbiamo averlo ben chiaro in mente. Abbiamo preso un impegno “a termine” e questo non lo cancello dalla testa. Ti guardo, ti scruto mentre dormi ma io non sono la tua mamma. Sto male nei giorni a seguire: piango spesso. Non so se riesco in questo incarico così delicato.
Passano i giorni, i mesi. Tu cresci. Gli incontri con i tuoi genitori biologici proseguono ma loro molto spesso non si presentano. Poi arriva l’estate: una vacanza noi tre insieme. Si avvera un sogno. Le nubi dentro di me cominciano a diradarsi e inizio a scorgere il sole.
Ti sento sempre di più parte di me, parte di noi, nel profondo: non solo il bambino di cui prendersi cura…

Affido, Futuro e notizie importanti…

Arrivano notizie importanti: un nuovo decreto ci dice che i tuoi genitori biologici hanno perso, davanti alla legge, la loro responsabilità verso di te. Perdere, vincere: questa non è una gara e quello che conta è solo la tua serenità, un futuro luminoso.
Una nuova strada sta per aprirsi, per te, per noi: guardiamo avanti!
Finiscono gli incontri, finisce lo strazio di doverti lasciare anche solo per un’ora con visi che non conosci.
I giorni corrono veloci: quando sei felice è sempre così! Spesso succede che mi fermo a guardarti mentre dormi o mentre giochi. Scruto i tuoi lineamenti, le tue espressioni. Vedo occhi sereni, mi basta. Non ho ancora la certezza di un futuro insieme a te ma sono sicura invece che stai crescendo nell’amore, con le attenzioni di una famiglia che ti coccola e che ti ama alla follia.
Quante cose mi stai insegnando piccolo uomo. Forza, coraggio, pazienza, perseveranza… ma una su tutte è che il tempo è Ora, Qui con te! Adesso!

Mi chiedi solo questo: amami, in questo preciso istante, senza pensare al dopo, al domani… Il tempo per pensare ai SE e ai MA prende forma con te che sei il “presente”. Un DONO immenso.
Ma c’è ancora qualche nube nella testa: un chiodo fisso, piantato nella mente.
Io per te chi sono? Sono la tua mamma? Quell’aggettivo (affidataria) ingombrante e pesante frena ogni slancio di pensiero verso il futuro…

Iniziano le prime paroline, stai crescendo. La prima in assoluto è PAPA’. Che gioia nel sentirla pronunciare. Puoi solo immaginare la nostra felicità. Per gli uomini è più semplice ma per noi donne la faccenda è un po’ diversa… Il tempo c’è voluto affinché sentissi nel profondo di essere la tua MAMMA… ho combattuto con questo sentirmi madre a metà.
Papà però mi ha sempre detto: “passerà tutto quando sarà lui a chiamarti MAMMA”. E così è stato. Dopo un paio di mesi hai iniziato a chiamarmi “MAMMA” tutti i giorni e almeno 100 volte al giorno… forse per farmelo entrare bene nella zucca!
Cuore mio sono quasi due anni che sei parte di noi. La strada che ci porterà dall’affido all’adozione, forse, è ancora lunga. Ma non sarà certo un documento a rendere eterno questo legame.

E’ l’amore che ci lega, che unisce i nostri cuori. Un amore profondo, sincero, puro. Un amore che ci meritiamo. Un amore FECONDO che genera AMORE.

Photo Credit: “Laura”

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