Dal 1 al 7 ottobre si celebra come ogni anno la “Settimana Mondiale per l’allattamento materno” volta a promuovere la pratica dell’allattamento al seno. Anche quest’anno in occasione di questa settimana non posso fare a meno di interrogarmi sull’allattamento dei bambini adottati.

Allattamento e adozione

Gli studi ed alcune esperienze dirette dimostrano che anche una mamma adottiva può allattare il proprio bambino. Secondo le indicazioni della Leche League è necessario, prima dell’arrivo in famiglia del bambino, iniziare a stimolare i seni con un tiralatte. In seguito è consigliato attaccare il bambino al seno più volte al giorno anche se non vi è ancora produzione di latte. Questo infatti verrà prodotto solo in seguito alla continua stimolazione. Per evitare che il bambino, che pur succhiando non riceve latte, si innervosisca gli esperti consigliano di utilizzare una piccola bottiglia, dentro la quale ci sarà latte artificiale, da appendere al collo e che attraverso due tubicini, posti accanto ai seni della mamma, consente al bambino di nutrirsi pur continuando a stimolare i seni.

La mia esperienza

Su questo argomento non ho alcuna esperienza diretta, è un aspetto che non ho mai valutato durante il periodo di attesa, anzi confesso di non aver assolutamente ricercato informazioni su questo tema. Mi sembrava scontato che, in quanto madre adottiva, così come non avrei sentito la mia pancia gonfiarsi di vita non avrei potuto attaccare mio figlio al mio seno. È stato uno di quegli aspetti che a mio parere fanno parte dell’accettazione del lutto biologico, dover rinunciare ad uno dei momenti più intimi tra madre e figlio. Durante la fase di attesa ho letto tanto sul tema adozione: libri di psicologia, storie vissute, forum, siti ma non ricordo di aver mai letto nulla sul tema allattamento.
Quando Tommaso è entrato nella mia vita la mia prima preoccupazione, vista la sua cartella clinica, è stata da subito quella di concentrarmi sulla sua salute per cercare di fare luce sugli aspetti sanitari che erano oscuri. In quei momenti non ho mai pensato alla possibilità di poterlo allattare, gli davo il biberon stringendolo a me, cercavo di tenerlo il più possibile pelle a pelle, ricordo di averlo annusato a lungo per imprimere il suo odore nella mia mente.

L’attaccamento

Il nostro attaccamento si è fondato sul contatto pelle a pelle, sugli odori, sulle nanne insieme, sulle carezze, sui massaggi dopo il bagnetto, sulla simbiosi totale dei 12 mesi in cui sono stata a casa con lui. Niente allattamento ma non per questo mi sembra di aver rinunciato a qualcosa, ero consapevole che la maternità adottiva non avrebbe previsto alcune esperienze come la gravidanza e l’allattamento e ne ho preso atto. E l’assenza di queste esperienze non mi sento mi abbia privato di un attaccamento sicuro con mio figlio. Posso immaginare quale sia la sensazione unica di poter allattare il proprio figlio, di sentirlo succhiare dal proprio seno, ho visto decine di amiche farlo. So anche quanto è altrettanto bello stringere il proprio figlio adottivo, sentire che ogni giorno il legame si rafforza, che gli odori si mescolano, che gli occhi si riconoscono, che ti scopri ogni giorno un po’ più madre di quella vita che ti è stata affidata.