Ho atteso qualche giorno prima di scrivere le mie considerazioni sul Fertility Day perché avevo bisogno che i tanti pensieri che mi ha suscitato si sedimentassero.

Ho appreso del Fertility Day prima che la bagarre dei social avesse inizio, non so come ma sono arrivata sul sito e solo dopo ho visto le tanto contestate cartoline.

Ho scorso velocemente il sito in cui venivano elencate diverse possibili cause di infertilità, sia maschile che femminile, con alcune indicazioni di prevenzione. Ho pensato che potesse essere utile racchiudere informazioni di carattere scientifico sulla fertilità, tema su cui si ha in genere poca voglia di parlare. L’intento ad un primo e veloce sguardo mi era sembrato lodevole.

Sono ritornata immediatamente con la mente a quei giorni di quella maledetta primavera di alcuni anni fa quando quel medico guardando me e mio marito emise quella sentenza che è risuonata per anni nelle mie orecchie: “è praticamente impossibile che abbiate figli in maniera naturale”. La fertilità ha il suo rovescio della medaglia: l’infertilità. E impari a conoscerla solo quando entra nella tua vita, prima pensi che rimanere incinta sia facilissimo e che accadrà quando lo deciderai tu. Se poi hai solo 26 anni e ti sei appena sposata, pensi di avere una vita davanti per concepire e partorire. È un evento che pensi sempre possa capitare ad altre donne, ma a te no. Ed è per questo che l’infertilità, quando la scopri ti travolge come un fiume in piena, come una tempesta. Ti attraversa il corpo e l’anima e da quel momento niente è più come prima. Ti muovi a tentoni tra un medico e l’altro ricercando un barlume di speranza, confidando in una cura miracolosa che cancelli come per magia quel l’incubo che stai vivendo. E mentre vivi questo dramma scopri come il mondo fertile intorno a te non vuole parlare di “non poter avere figli”, non ne sa parlare, non sa cosa dirti e nasconde la testa sotto la sabbia come gli struzzi.

Prima che si scatenasse il delirio sui social pensavo che l’iniziativa avrebbe potuto aiutare a sollevare un po’ il velo su questo tabù: avere figli biologici non è così facile e alcune azioni di prevenzione possono in alcuni casi seppur limitati preservare la fertilità maschile e femminile. Poi ho visto le cartoline, brillante esempio di comunicazione mal riuscita, dove quello che gli addetti ai lavori chiamano “tone of voice” del messaggio risulta a tratti inconcepibile.

Non mi sono sentita ferita in quanto donna “diversamente” fertile perché ho fatto pace con la mia storia e perché ho superato il lutto biologico e perché dalla nostra storia di sterilità è nata la fecondità dell’adozione che ci ha portato ad essere genitori del nostro bimbo. Mi sento ferita invece in quanto genitore adottivo per l’ennesimo dispendio di denaro pubblico a favore di una campagna pubblicitaria costosa e dai risultati pessimi anziché sostenere economicamente quelle famiglie che vorrebbero potersi permettere di essere fertili, nonostante la loro sterilità fisica, accogliendo un minore in adozione. Se non si è scelti per l’adozione nazionale per poter adottare all’estero occorre una disponibilità economica notevole, non solo per chi è precario ma anche per chi un lavoro ce l’ha. Ecco questo mi lascia profondamente amareggiata, sapere che c’è chi un figlio adottivo lo vorrebbe più di ogni altra cosa ma tra lungaggini burocratiche e soldi che mancano deve rinunciare a diventare madre. E allo stesso tempo sfuma il diritto di milioni di bambini ad avere una famiglia, ed un futuro. Le pari opportunità in Italia per chi desidera diventare un genitore non esistono: la fecondazione eterologa è inserita nei Livelli Essenziali di assistenza dal ministro Lorenzin mentre la tanto agognata riforma delle adozioni viene continuamente rinviata, rimbalzata come un problema di minore importanza. Senza parlare del fatto che mentre in qualche sperduto angolo del mondo donne povere vengono costrette a vendere i propri figli generati per ricchi genitori che li strapperanno alle braccia della loro legittima madre, altrettanti bambini trascorreranno anni in orfanotrofi in sperdute province del globo sperando che quella coppia che forse un giorno potrà chiamare mamma e papà riesca a racimolare denaro per potersi permettere il lusso di adottarlo. Ma questo non è nella priorità di nessun ministro, nessun #adoptionday per questo esercito di famiglie in attesa da anni di abbracciare il proprio figlio. In questo caso non interessa a nessuno che la clessidra e l’orologio scorrano lenti per anni.

E voi cosa ne pensate del Fertility Day?

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