È stato proprio quello che non mi aspettavo ad aver cambiato la nostra vita e a due anni dai fatidici giorni dell’abbinamento, che ci hanno portato a conoscere nostro figlio, le emozioni che mi attraversano in questi giorni sono un misto di euforia e di nostalgia.

“Dovremmo chiederci perché ci aggrappiamo alle nostre aspettative… Perché quello che ci aspettiamo ci fa restare fermi, in attesa. Quello che ci aspettiamo è solo l’inizio. Quello che non ci aspettiamo invece, è quello che cambia la nostra vita”.                                                                                                                                                                                 (Grey’s Anatomy)

Mi sembra di rivivere giorno dopo giorno quella stretta allo stomaco e quel pensiero fisso a quello che sarebbe potuto accadere. Oggi a distanza di due anni mi sento anche un po’ nostalgica, una nostalgia per quell’emozione del non sapere che cosa sarebbe accaduto. Due anni fa in questi giorni dopo una prima telefonata della nostra assistente sociale eravamo in attesa di sapere se ci sarebbe stato un abbinamento per noi. A posteriori quella sensazione di incertezza, che allora mi sembrava a tratti insostenibile, mi sembra un dolce tormento in cui cullarsi.
Quel momento in cui tutto ancora può accadere, in cui senti davvero che si stanno decidendo le sorti della tua famiglia e del tuo futuro. In una stanza di un Tribunale qualcuno due anni fa stava decidendo chi sarebbe diventato mio figlio, le fila delle nostre vite iniziavano ad intrecciarsi ancor prima che ci conoscessimo.

L’abbinamento

Un intrecciarsi di fili che  si districano e che legano un figlio ai suoi genitori adottivi… è così che mi immagino l’abbinamento nell’adozione. Si intrecciano i fili di vite altrimenti sconosciute, vite che mai si sarebbero incontrate, vite in attesa: l’una di una famiglia che si prenda cura, l’altra di un figlio da accogliere. Vite che si sfiorano, racchiuse tutte in cartelle di un Tribunale, contrassegnate da numeri di pratiche, da note frettolose apposte da assistenti sociali e psicologi. Cartelle che prendono vita una volta aperte. Le foto di un bambino, quelle di un uomo e una donna in attesa di diventare padre e madre. Con i dati raccolti dall’equipe adozioni durante la fase di istruttoria si cerca la famiglia più adatta al minore dichiarato adottabile. Tante volte leggendo ed ascoltando questa cosa mi sono chiesta come il Tribunale potesse decidere, specie nei casi di neonati, quale fosse la famiglia più adatta a lui. Mi sembrava un processo casuale, frutto di considerazioni di massima. Ho provato sulla mia pelle invece che l’abbinamento è un tentativo di riunire i due estremi della corda, di far combaciare due pezzi di un puzzle e nel nostro caso credo che non potesse essere fatto abbinamento migliore. Un lavoro certosino.

I criteri per l’abbinamento

I criteri per l’abbinamento tra la coppia e il bambino tengono conto delle condizioni necessarie al bambino per una sua crescita armoniosa e delle disponibilità date dalla coppia in fase di istruttoria. Nel nostro caso trattandosi di adozione nazionale è stato il Tribunale stesso a proporre l’abbinamento. Nei giorni in cui attendevamo maggiori informazioni ci chiedevamo se il Tribunale avesse identificato  un ventaglio di altre coppie, oltre a noi, tra cui scegliere. L’idea di dover “competere” con altre coppie mi tormentava. Fortunatamente nel nostro caso non fu così, eravamo stati scelti noi, solo noi, proprio noi. E quando in un primo colloquio con la nostra equipe ci venne formalmente proposto l’abbinamento e ci venne chiesto di dare una risposta entro due giorni non ci furono dubbi. Era quello il nostro abbinamento, il ricomporsi del nostro puzzle, non abbiamo esitato, e abbiamo detto il nostro sì in quello stesso istante guardandoci negli occhi. Quell’abbinamento, che nemmeno nei sogni più belli avevamo immaginato così, ha cambiato la nostra vita e ci ha permesso di diventare una famiglia.

Illustrazione: © Giulia Salza

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