Quest’anno festeggio la mia seconda festa della mamma e come ogni festività accanto alla felicità ci sono pensieri che corrono veloci e fanno giri lunghi. Uno dei pensieri va alla mamma di pancia di mio figlio, a quella donna che una festa della mamma insieme a lui l’ha trascorsa, che si è sentita la sua mamma. Credo che in questo momento io e lei ci stiamo pensando a vicenda. Voglio credere che sia così. Posso solo minimamente immaginare il suo stato d’animo in una giornata come questa, una di quelle giornate frastornanti che ti ricordano che sei stata madre e che lo sarai per sempre ma in segreto, lontano da quel figlio che hai cullato nel grembo. Non posso pensare come ho sentito dire in certe occasioni che la sua mamma di pancia nemmeno starà più pensando a mio figlio. Penso sia umanamente impossibile, specie in giornate come questa dove il mondo intero ti ricorda che oggi si celebrano le mamme. Mi manca il fiato se penso a quanto sia pesante per lei questa assenza, e a quanto forse un giorno lo sarà anche per mio figlio. Penso non solo a lei ma a tutte le mamme di pancia il cui bambino è stato adottato, a quelle vicine e a quelle lontane, a quante di loro sono perse in situazioni di disagio e di emarginazione, a quante si sentono sole e abbandonate, a quante si sono riscattate. Quanta fragilità, quanta difficoltà deve averle portate  a doversi separare o ad essere separate dal loro bambino?

 Un altro pensiero corre a tutte quelle donne che madri non lo sono ancora perché una storia di sterilità lo rende impossibile, anche per quelle donne oggi è una giornata pesante, di quelle che non vedi l’ora che finiscano, fatte di sorrisi tirati e lacrime nascoste nel cuore. So bene cosa passa nella mente di queste donne che si sentono menomate, incomplete, so perfettamente quale angoscia opprime il loro cuore al solo pensiero di non poterla festeggiare mai una festa della mamma. Mentre il mondo festeggia tra rose e lavoretti dei bambini queste donne cercano di arginare una ferita che brucia.

E poi ci sono quelle donne che madri non lo sono ancora ma che lo saranno dopo una telefonata di un tribunale o di un ente autorizzato per le adozioni. Quelle donne che sperano che questa festa della mamma sia l’ultima festeggiata senza qualcuno da stringere e che l’anno prossimo sarà la loro prima festa della mamma. Donne che gestano nel loro cuore un figlio venuto da lontano, donne che si preparano al difficile compito di essere madri. So anche come si sentono queste donne equilibriste che camminano sul filo che le porterà ai loro piccoli. Nei loro occhi la speranza, l’attesa, la malinconia ma anche l’euforia e la sorpresa per tutto quello che dovrà ancora succedere.

Ci sono madri poi che il loro figlio l’hanno incontrato, abbracciato, annusato, ci hanno dormito insieme, l’hanno imboccato e ci hanno giocato e che oggi stringono a sé solo una foto senza sapere che fine hanno fatto i propri figli. Parlo delle mamme dello scandalo adozioni in Kirghizistan, madri che si svegliano ogni mattina, oggi più che mai, sentendosi madri  private del loro diritto. Accanto a loro quelle madri dei bambini ancora in Congo che contano i giorni trascorsi lontani dai loro figli, giorni che sembrano rincorrersi tutti maledettamente vuoti e senza senso. Ecco di queste donne non posso dire come si sentano, io al solo pensiero mi sento morire.

A tutte queste mamme, dai mille colori, oggi vanno i miei auguri di cuore e i miei pensieri. Ed un pensiero speciale a te mamma che mi hai sostenuto e accompagnato in questo percorso che oggi mi vede mamma di cuore di quello splendido bambino che è tuo nipote.

 

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