Una misura per la natalità, non una misura a sostegno della famiglia, cioè viene dato al bambino che nasce, non al bambino che viene adottato” con queste parole il presidente della Regione Lombardia Maroni risponde alle accuse di chi lo taccia di aver discriminato le famiglie adottive non concedendo loro il bonus bebè.

Come mamma adottiva mi sento discriminata più dalle ragioni di tale esclusione che non dall’esclusione stessa. Le parole in questo caso sono emblematiche dell’idea di adozione che la politica ed in particolare Maroni ha. Dire che un bambino che viene adottato non è un bambino che nasce è negare tutto il percorso adottivo di migliaia di famiglie e figli adottivi. Ogni adozione è anche e soprattutto una nascita: si nasce come genitori e i nostri figli ri-nascono nella loro famiglia adottiva. Ho letto tra le varie voci su questo argomento una bella lettera a Maroni di Giulio Cavalli, scrittore di professione e figlio adottivo: “e leggo le sue parole sulla natalità che non esiste senza puzza di placenta”. Non avrei saputo dire di meglio, usare parole così perfette per interpretare questa vicenda. L’adozione garantisce al bambino il diritto di nascere all’interno di una famiglia che lo ha desiderato e atteso, lo ha generato pur senza averlo procreato. Non è tanto la questione della somma di denaro negata a fare male, perché un genitore che ha adottato con adozione internazionale ha speso venti o trenta volte l’importo del bonus bebè,quanto piuttosto constatare che le famiglie adottive “tradizionali” sono ancora vittime di discriminazioni di bassa qualità.

In giorni caldi, in cui si parla di “stepchild adoption” , leggere che alle famiglie adottive questo bonus non spetta perché non hanno contribuito alla natalità del Paese rende la discussione sul tema ancora più calda, solo fuori dalle aule del Parlamento però. Dentro le aule si è troppo impegnati ad assegnare etichette e status, ad estendere o negare diritti a nuovi modelli di famiglie. Poco importa se qui fuori alle “vecchie” famiglie adottive vengono negati i più elementari diritti come un bonus bebè e l’incivile discriminazione regna sovrana.

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