Una celebre pubblicità di qualche anno fa affermava: “Una telefonata ti salva la vita”. E noi genitori adottivi sappiamo bene quanto mai sia vera questa affermazione, quanto quella telefonata che tanto si attende possa salvarci dall’incertezza e da quell’attesa che a tratti diventa logorante. Io personalmente mi sono immaginata mille volte quella telefonata, immaginavo la psicologa dell’Ente a cui avevamo dato mandato per la Cina chiamarci per dirci che c’era un abbinamento per noi. Mi immaginavo di riceverla nei tempi che l’Ente stesso indica plausibili per ricevere un possibile abbinamento, si parlava di circa sei o sette mesi dall’arrivo della documentazione in terra cinese.

Certo non mi sarei immaginata di ricevere una telefonata della nostra assistente sociale che, in un caldo primo pomeriggio d’estate, mi chiedeva se eravamo sempre disponibili per l’adozione nazionale.

In attesa dell’abbinamento

Nemmeno mi sarei immaginata che questo avvenisse mentre stavo per andare al matrimonio della mia amica a soli sette mesi dal colloquio con il Giudice. Pensai subito ad una delle telefonate, che ci erano state preannunciate, di aggiornamento della situazione della coppia. Dopo pochi istanti capii che forse era qualcosa in più di una semplice indagine. La pacatezza con cui l’assistente sociale mi parlò mi aiutò a mantenere la calma e la lucidità per comprendere che cosa mi stava dicendo e chiedendo. Mi chiese di ragionare sull’accoglienza di un bambino, magari piccolo, con qualche problema di salute. Che ci stesse mettendo alla prova? Li per lì mi sembrava di dover ragionare su un’ipotesi generica, non si era ancora espressa su un abbinamento in nostro favore e non sapevo cosa pensare. Il cuore invece mi sobbalzò in gola quando in quel caldo pomeriggio mi chiese se avremmo potuto rinunciare alle nostre vacanze estive. Mi sembrò un segnale che qualcosa stesse davvero per succedere… L’assistente sociale non aveva alcuna certezza, mi disse semplicemente che il tribunale l’aveva contattata per avere notizie dettagliate della nostra coppia. Mi chiese anche di mantenere la calma e soprattutto i piedi per terra. Poteva essere arrivato il nostro momento ma magari avrebbero invece scelto un’altra coppia. Ma come si faceva a mantenere i piedi per terra? Come era possibile pensare di essere così vicini al nostro sogno ma forse non abbastanza vicini da poterlo realizzare e rimanere con i piedi per terra?

Il nostro sogno stava per avverarsi

Inutile dire quanto fantasticò la mia mente in pochi istanti. Stavo camminando su una corda come un’equilibrista: a destra la realizzazione del nostro sogno in tempi assolutamente rapidi, a sinistra la lunga attesa che invece ci avrebbe ancora separato da nostro figlio. Era venerdì, chiudemmo la telefonata accordandoci per risentirci il martedì.

Appena chiusa la telefonata mi precipitai da mio marito per raccontargli tutto d’un fiato quello che era accaduto. I suoi occhi si illuminarono, ci guardammo pensando senza nemmeno dircelo che forse il nostro sogno si stava realizzando. Il matrimonio a cui stavamo andando lo ricorderemo tutta la vita, fu una giornata surreale perché i nostri cuori battevano all’impazzata mentre le nostre menti correvano veloce a quel futuro che sembrava essere ad un soffio.

Inutile dire che trascorremmo il week end più lungo di sempre, fantasticando, immaginando, ma anche scacciando la tentazione di pensare che da qualche parte poteva già esserci un bambino per noi.

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